Il linguaggio della fiaba – 2 di Francesco Simeti
La trama ritmico-tonale è molto intensa ed espressiva dell’emozione; le voci dei personaggi sono tipizzate, enfatizzate, caratteristiche; spesso sono accompagnate da risonanze dell’ambiente e da assonanze musicali per cui assumono l’aspetto di un canto.
Le parole mantengono un carattere onomatopeico ed imitativo dei suoni naturali che viene accentuato dalla ripetizione iterativa di gruppi sillabici e dall’accentuazione; quindi sono molto diffuse le esclamazioni ed interiezioni. Soprattutto le parole, che rappresentano direttamente l’immaginario, presentano caratteri particolari; sono parole inventate, parole composte, parole criptate, parole di una lingua diversa o di un metalinguaggio speciale; ad esempio Fantaghirò, Cola-pesce, Non-so-chi-sono, Asterix, acchiappa-fantasmi, Batman, i bassotti, i marziani, Eta-beta, ecc.
Le classi grammaticali delle parole di fiaba sono quelle del linguaggio comune ma la loro frequenza è nettamente diversa dal linguaggio indirizzato e operatorio.I nomi personali ma anche degli oggetti personificati sono espressione della natura e del modo di essere; ad esempio Biancaneve, Pelle-d’asino, Barba-blu, Gamba-di-legno, il Grillo-parlante, il piffero magico; quindi spesso i nomi si identificano con una espressione onomatopeica, come Brontolo, Snoopy ficcanaso dal tema di sniff; oppure si identificano con una descrizione, come l’uccellin bel verde, il sacco senza fondo; i nomi comuni sono molto spesso qualificati dagli aggettivi, che invero risultano molto più frequenti del linguaggio comune, poiché le parole di fiaba esprimono soprattutto i vissuti delle esperienze.
I verbi della fiaba oscillano in tempi diversi ma prevalgono tutti i tempi del passato, soprattutto l’imperfetto, che esprime la continuità ripetitiva dell’azione in un tempo indefinito; tuttavia questo spesso si alterna con il presente che esprime una riattualizzazione del passato, e con l’imperativo che esprime direttamente l’emozione; d’altra parte entrambi trovano immediato riscontro nel passato remoto; cosi la narrazione si sviluppa con una continua variazione di distanziamento dalle scene del racconto.
Gli avverbi accompagnano molto spesso i verbi, come gli aggettivi accompagnano i nomi; essi qualificano i modi e i caratteri dell’azione, i quali esprimono l’intenzione del soggetto e il vissuto di chi la percepisce; gli avverbi di luogo, come qua, là, lontano, e gli avverbi di tempo, come spesso, anche, intanto, delineano il campo dello svolgimento delle azioni verbali e nello stesso tempo collegano i campi degli avvenimenti nel tempo e nello spazio soggettivo, nel discorso narrativo; gli avverbi di modo, come velocemente, continuamente, esprimono la percezione dell’azione. Le preposizioni sono anch’esse molto frequenti e evidenziano le correlazioni fra le parti della narrazione ed esprimono i rapporti fra le esperienze secondo i principi del pensiero magico; quindi le preposizioni congiuntive evidenziano le analogie, come anche, mentre le preposizioni avversative sottolineano le contrapposizioni soggettive, come ma, invece, però. I pronomi al contrario sono meno frequenti ed è preferita la ripetizione dei nomi, che richiamano la concretezza soggettiva.