Associazione per lo studio dell'immaginario e della comunicazione simbolica in pedagogia e terapia
L’ORCO POCO CATTIVO
C’era una volta, in un paese al di là del mare, una famiglia di orchi che aveva un figlio un po’ strano, che sgridavano sempre: infatti lui era molto poco cattivo e quando aveva fatto caccia, come gli avevano insegnato, lasciava sempre liberi i conigli e le lepri che piangevano, ed anche le volpi ed i lupi; così essoviveva mangiando carote e mele.
Un giorno i genitori orchi sgridarono l’orco poco cattivopiù del solito; lui non ne poteva più di sentirsi dire di fare il cattivo, poiché non vi riusciva; allora prese un sacco di noci e se ne andò per il mondo.
Cammina, cammina, alla fine arrivò in una grandissima foresta, che gli pareva diversa da tutte le altre; guardando meglio vide che era una foresta di carote gigantesche, di fiori grandissimi, di mele che sembravano case; era il posto che faceva per lui; ma poi pensò che forse era proprio lui che era diventato piccino; comunque decise di restare.
Improvvisamente l’orchetto si trovò dinnanzi ad un coniglio altissimo che lo fissava con gli occhi rossi… rabbrividì… e si disse “adesso mi mangia”; intanto giungevano tanti altri conigli e lepri e altri animali selvatici, tutti molto, molto grandi.
Quello che era il capo dei conigli, dopo averlo osservato a lungo, gli disse “e va bene… tu devi essere l’orco poco cattivo di cui mi hanno parlato… ti terremo con noi per tre giorni”.
L’orco si fece coraggio e andò con i grandi conigli, che gli insegnarono tutte le belle cose che sapevano fare.
Alla fine del terzo giorno il coniglio dagli occhi rossi gli diede alcune grosse nocciole per il viaggio e lo rimandò a casa.
Tutti ormai lo piangevano morto e furono contenti di rivederlo; ascoltarono la sua avventura e si stupirono molto; poi decisero che lo avrebbero tenuto com’era, anche poco cattivo.
L’orchetto, che aveva tenuto da parte l’ultima nocciola, pensò di conservarla per ricordo e se la appese alla cintura; ma era una nocciola fatata che risuonava quando camminava per il bosco; tutti i conigli e gli altri animali del bosco impararono a riconoscerla e invece di scappare incominciarono a prenderlo con loro, così lui poteva fare ancora tutti i giochi che aveva imparato nella foresta dei conigli giganti.
LO SPECCHIO CHE SI SPEZZA
C’erano in un paese uno specchio ed una ragazzina; lo specchio era magico e sapeva sempre tutto; la ragazzina aveva sempre paura di non fare bene le cose; lo specchio le diceva che sbagliava a fare le cose ogni volta che lei gli passava dinnanzi.
“Hai sbagliato questo… hai sbagliato quello… ti sei dimenticata di quell’altro” la ragazzina era sempre più confusa, non sapeva come fare, non le riusciva di fare le cose in modo perfetto come voleva lo specchio; così era sempre più pallida e triste, sembrava ammalata.
Un giorno che tornava da scuola e le pareva di avere fatto tutto per bene, la ragazzina andò dallo specchio, ma lui le disse che aveva dimenticato una virgola.
La bambina piangeva, piangeva, non ne poteva più.
Passarono molti giorni ancora e la ragazzina era senza speranza.
Infine un giorno le parve di avere proprio fatto tutte le cose per bene e andò dallo specchio; ma lo specchio, abituato a sgridarla, le rispose subito senza nemmeno pensarci che aveva sbagliato ancora il compito.
Ma quella volta non era vero; la bambina mostrò allo specchio il giudizio della maestra e lo specchio rabbrividì; cominciò a scricchiolare gemendo “ohimè ho sbagliato anch’io…” e si spezzò in mille pezzi.
Da allora la ragazzina si sentì libera e più grande.
Fiabe estratte dal libro Simeti F. Asson M., Fiabe inventate nel laboratorio di pittura, Ed. Opici, Parma.
LA STORIA DI PIPINO NATO VECCHIO E MORTO BAMBINO
La storia si svolge come una rappresentazione teatrale in sei quadri.
Primo quadro
Molto tempo fa in una città del nord avvenne una cosa strana; nacque un bambino vecchio, con la barba lunga, curvo, che fumava la pipa come suo padre; perciò gli fu messo il nome di Pipino.
Tutti erano sbalorditi e non sapevano cosa pensare di lui.
Terzo quadro
Quarto quadro
Quinto quadro
Sesto quadro
Alla fine Pipino si ritrovò in culla, come tutti i bambini appena nati e, poiché non era più capace di parlare, piangeva, piangeva fino a perdere il fiato… Infine la mamma lo sentì e corse da lui per la prima volta.
Allora Pipino morì felice e contento.
Roob A. “Alchimia e mistica”. Taschen, Bonn, 1997
AA.VV. “La città delle immagini”. Panini, Modena, 1986
Simeti F. “Le città delle stelle”. Libreria Cortina, Verona, 2004
Baltrusaitis J. “Il medioevo fantastico”. Adelphi, Milano, 1973
Gombrich E. H. “Arte ed illusione”. Einaudi, Torino, 1965
AA.VV. “Le arti a Vienna”. Mazzotta, Milano, 1984
La conoscenza dell’immaginario si può raggiungere con un viaggio di ricerca che si sviluppa come un’avventura nell’ombra e che assume l’aspetto di un tuffo nell’abisso o di un volo verso il cielo.
La ricerca può svolgersi nel mondo come un’esplorazione di terre lontane, oppure come una navigazione che ripete la storia di Ulisse.
La ricerca può anche svolgersi nella pratica poetica e nell’arte, od ancora nell’introspezione e nella riflessione, assistita in modo analitico; infine nell’armonia della musica.
Ma soprattutto la scoperta dell’immaginario può essere il risultato di diverse linee di studio, che naturalmente tendono ad intrecciarsi; pertanto indichiamo alcuni itinerari di letture fondamentali, per non disperdersi in studi fuorvianti o particolari che possono essere perseguiti successivamente.
Vedi le categorie bibliografiche a seguire.
Blog su WordPress.com. Tema: Nishita by Brajeshwar.